- Perché questa revisione è necessaria
- Chiarezza sul perimetro
- Small mid-cap: la proporzionalità diventa operativa
- Certificazione come leva di compliance
- Supply chain, ransomware, post-quantum: più sostanza, meno frizione
- ENISA: da osservatore a facilitatore
- Una NIS2 più matura, non più debole
NIS2 e Cybersecurity Act 2: verso una compliance europea più sostenibile
La Commissione Europea ha presentato una proposta di revisione della Direttiva NIS2 che segna un passaggio importante: non un allentamento degli obblighi, ma una semplificazione, pensata per rendere la sicurezza più applicabile, sostenibile e coerente con il nuovo ecosistema normativo europeo.
Insieme al Cybersecurity Act 2, questa revisione rappresenta un cambio di passo: la ricerca di regole migliori.

Perché questa revisione è necessaria
La revisione interviene su quattro criticità emerse nell’implementazione della NIS2: la definizione dello scope, la proporzionalità degli obblighi, la supervisione delle entità transfrontaliere e la frammentazione del reporting.
L’obiettivo è ridurre l’attrito regolatorio mantenendo intatti i pilastri della direttiva: risk management, incident reporting, responsabilità del management, sicurezza della supply chain.
Chiarezza sul perimetro
Gli Allegati I e II vengono raffinati, non ampliati.
Criteri più precisi per settori come:
produzione di energia (esclusi operatori <1 MW)
idrogeno
sanità
chimica (allineata a REACH)
infrastrutture di trasmissione dati sottomarine
Risultato: più coerenza con il rischio sistemico reale.
Small mid-cap: la proporzionalità diventa operativa
La nuova categoria delle small mid-cap enterprises entra formalmente nel framework NIS2.
Sono entità critiche, ma classificate come important e non essential, con:
oneri amministrativi ridotti
supervisione più leggera
obblighi calibrati sulla capacità organizzativa
La compliance deve essere sostenibile per essere efficace.
Certificazione come leva di compliance
Il Cybersecurity Act 2 introduce un cambio: la certificazione europea diventa prova di conformità agli obblighi NIS2.
Chi ottiene una certificazione di “cyber posture” potrà evitare audit duplicativi sulle aree già coperte. È un passo verso una compliance basata su evidenze tecniche, non su documentazione ridondante.
Supply chain, ransomware, post-quantum: più sostanza, meno frizione
La revisione introduce interventi mirati su tre aree cruciali: la sicurezza della supply chain, con nuove linee guida europee pensate per armonizzare i questionari ai fornitori ed evitare trasferimenti indiscriminati degli obblighi; la gestione del ransomware, grazie a una raccolta dei dati sugli attacchi finalmente armonizzata e basata su un principio chiave, ovvero che la notifica non deve generare responsabilità aggiuntive per chi collabora; e la crittografia post‑quantum, che per la prima volta viene accompagnata da milestone ufficiali (il 2030 per i casi critici e il 2035 per quelli a rischio medio‑basso) trasformando la migrazione post‑quantum in un vero esercizio di pianificazione strategica.
ENISA: da osservatore a facilitatore
ENISA non assume un ruolo di enforcement, ma diventa il vero abilitatore della cooperazione europea: gestirà un registro unico delle entità NIS2, coordinerà l’analisi dei rischi cross‑border e supporterà la creazione di team di supervisione congiunti tra Stati membri. Un passaggio cruciale per evitare approcci nazionali divergenti e garantire una supervisione più coerente e armonizzata in tutta l’Unione.
Una NIS2 più matura, non più debole
La revisione rafforza la direttiva: rende la NIS2 più chiara, più coerente e più sostenibile per le imprese chiamate ad applicarla, ribadendo un principio fondamentale che arriva da Bruxelles: la sicurezza non dipende dalla quantità degli adempimenti, ma dalla qualità delle misure e dalla capacità di mantenerle efficaci nel tempo.
Un segnale importante per questo inizio 2026, in cui la cyber security europea entra finalmente in una fase di maturità.
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